Da Il Riformista del 21 novembre 2009
Per ora si tratta solamente di un’indiscrezione, ma a Viaiano Soprano, piccola frazione nel Cuneese, non si stupiscono che Michele Ferrero voglia comprare quella «grossa fabbrica inglese». Si tratta di Cadbury, colosso alimentare corteggiato anche da Kraft e per il quale ci sono in ballo circa 18 miliardi di euro. E intanto, secondo molti, Ferrero se la ride, ripensando a chi lo tacciava di «buttare i soldi».
È l’uomo più ricco d’Italia, con un patrimonio stimabile in 9,5 miliardi di dollari, secondo la rivista Forbes, che ogni anno compila la classifica dei Paperoni mondiali. Dopo aver superato Leonardo Del Vecchio e Silvio Berlusconi, Michele Ferrero pare non fermarsi più. E Ferrero attualmente conta oltre 21.500 dipendenti, 14 stabilimenti in tutto il mondo e più di 6,5 miliardi di euro di fatturato. Il suo è un modello industriale che rifugge alle sirene della finanza derivata e che premia le eccellenze del territorio, sia alimentari che umane. Non è un caso che proprio Ferrero sia risultata nel 2009, secondo la classifica del Reputation Institute, la società più affidabile del mondo, battendo Ikea e Johnson & Johnson. In Piemonte, nel cuore della provincia Granda, quella cuneese, non è difficile trovare intere generazioni che si sono specializzate in una professione e che trasmettono di padre in figlio l’esperienza. Non si tratta di know how, ma di passione. Così è stato anche per i Ferrero che, prima di arrivare alla Nutella, hanno iniziato come agricoltori a Viaiano Soprano, frazione di Farigliano. Michele, nato nel 1856, ha due figli, Pietro e Giovanni, che decidono di andare a Dogliani per mettere in piedi un’attività. Il gene dell’arte bianca è nell’aria, dato che diventano garzoni di una panetteria con annessa pasticceria. È la svolta. Pietro si sposa con Piera e nasce, nel 1925, Michele. Vogliono trasferirsi, andare in città. E così fanno. Arrivano a Torino e aprono un negozio, ma la guerra è dura e distrugge gran parte del capoluogo sabaudo. Si rifugiano ad Alba, fra le nebbie care a Cesare Pavese, e nella Via Maestra iniziano a produrre barattoli di cioccolata, antesignana della Nutella. Non si chiama ancora così, bensì pasta Gianduja, in onore della figura carnevalesca simbolo di Torino. La stessa Torino che li aveva accolti con tanto affetto e che la guerra ha piegato. Tutto sembra andare bene e ad Alba comincia a crearsi la coda dei bambini di fronte alle vetrine dei Ferrero di Via Maestra, in attesa della crema di cioccolato. Ma Pietro muore. Nel 1949 un attacco cardiaco lo sorprende e del negozio si occupa il fratello Giovanni. Gli da una mano il nipote Michele che, in barba a chi lo vedeva come uno «scialacquone», crea l’impero Ferrero. Unico lusso, un alloggio a Ospedaletti, vicino Sanremo. Si tratta dell’unico vezzo, dato che a quel tempo tutti gli esponenti della Torino-bene hanno una seconda casa in Liguria, vuoi per il clima mite, vuoi per la vicinanza, vuoi per l’austerità di cui la regione fra montagna e mare si è sempre fatta portavoce. E visto che Michele non si dimentica delle sue radici, ora i lavoratori Ferrero possono soggiornare liberamente a Ospedaletti. Un altro modo di fidelizzare, senza dover necessariamente mettere mano al portafoglio come troppo spesso accade per altri settori economici.
Alba rinasce, fiorisce e vengono create nuove zone residenziali solo per ospitare i lavoratori Ferrero. Non è un caso che arrivando nella cittadina del tartufo bianco, si veda l’imponente stabilimento dolciario, sede principale del gruppo. E poi il profumo intenso, caldo e rassicurante del cioccolato. Alba è immersa in una invisibile nube di cioccolato che si diffonde in tutta la città. Lo sanno bene i bambini delle scuole del circondario (ma anche di tutto il Nord Italia) che ogni settimana arrivano ad Alba per visitare la fabbrica della Nutella. E tutti loro ancora non sanno che usciranno con un sacchetto di dolciumi offerto dall’azienda, iniziativa voluta proprio da Michele. È suggestivo come un piccolo borgo di provincia abbia saputo cresce grazie alle sue eccellenze alimentari. In molti ci hanno provato, ma pochi ci sono riusciti. Tartufo, Barolo (ma anche Nebbiolo, Dolcetto, Barbaresco) e Ferrero: ecco i punti di forza che hanno saputo distinguere Alba dal resto del mondo. I suoi cittadini ricordano che Michele aveva grandi sogni, ma anche una concretezza fuori dal comune. Gli albesi dicono che sia per merito della moglie Maria Franca, capace di essere con lui dolce e rigorosa. Ma i più concordano sul fatto che è solo una questione di origini e valori ormai dimenticati. Michele e Maria Franca avranno due figli, Pietro e Giovanni, che poi studieranno a Bruxelles prima di diventare membri fondamentali del management aziendale.
I colpi di testa non esistono per i Ferrero. Quando Michele decise di lasciare la carica di amministratore delegato, andò a Montecarlo, dove crea la Soremartec, una fucina d’idee per i nuovi prodotti. Sceglie tutti ragazzi giovanissimi per questi progetti perché, dicono persone a lui vicine, «nella freschezza dei vent’anni c’è l’innovazione». E dopo il lavoro, via a Villa Giopi a Cap Ferrat. A Monaco non è difficile vederlo andare in un supermercato per controllare se i suoi prodotti sono esposti bene e soddisfano tutti gli standard aziendali, rigorosissimi ad Alba come nelle altre sedi del gruppo. Unica concessione al lusso monegasco, una Ferrari, sua vera passione. Ma non disdegna nemmeno la bicicletta, che ora fa molto radical-chic, ma è prima di tutto utile e salutare.
Quella dei Ferrero è una vita da formiche, più che da cicale. Niente vita mondana, nessuno scandalo, nessuno scoop. Troppo normale per essere vera? Se lo è chiesto anche Forbes quando ha chiamato nell’ufficio di Alba per comunicare la vittoria della classifica dei più ricchi. Dall’altro capo del telefono pare che abbiano commentato con un serafico «Not bad», mica male. E i collaboratori dell’azienda, che Michele rifiuta di chiamare lavoratori o, peggio, operai, hanno continuato il loro lavoro senza saper nulla di ciò che era successo negli Usa. Si tratta di piccole cose, come le «scapatine» che Michele ogni tanto fa in Via Maestra, soprattutto nel periodo autunnale, quando il profumo del tartufo bianco e del cioccolato si mischiano. Torna a camminare lungo quella che per lui è stata l’origine di tutto. Proprio perché continua a essere convinto che non bisogna mai dimenticare le proprie radici.

Avevo già una grande ammirazione per lui…dopo aver letto l articolo rimango davvero incantata
Gentil Signor Ferrero,ho sei nipoti cresciuti con la Nutella !!! grazie.Anch’io ho quasi 80 anni e mi sono sempre occupata di animali abbandonati: io non so se Lei ama i Cani e considera le loro sofferenze.IN questo caso ci aiuti,nessuna persona ricca lo fa,provi a pensarci,grazie.
Buona Pasqua ! Anna Tosi e i Volontari Valtellina.
Gentil Signor Ferrero,ho sei nipiti cresciuti con la Nutella: grazie, è proprio speciale.
Anch’io ho quasi 80 anni e mi sono semptre occupata di animali randagi sofferenti.
Lei ci ha mai pensato? non conosco nessuna persona ricca che lo faccia,così proviamo a rivolgerci a Lei.
La ringrazio e Le auguro Buona Pasqua,Anna Tosi e I Volontari Valtellina.
Paolo Picco scrive:
Sono un imprenditore,e ho sempre preso come modello ,oltre a mio padre,anche la vostra famiglia.Sono convinto che una vita sobria e il rispetto degl’altri ,sia amici che collaboratori,alla lunga paga in felicità e serenità.Siete un modello da ammirare.