Tremonti: «Anche noi appoggiamo la riforma europea sui derivati»

Da Il Riformista del 16 marzo 2010

Sulla riforma finanziaria l’Italia condivide la posizione di Francia e Germania. Lo ha detto ieri il ministro dell’Economia Giulio Tremonti durante una colazione di lavoro con il commissario europeo al Mercato interno Michel Barnier. Diventa quindi più ampio il numero delle nazioni che hanno intenzione di regolamentare strumenti finanziari derivati e fondi speculativi. Una disciplina che vede interessati anche gli Stati Uniti. In Senato si è discusso ieri delle nuove regole della finanza.
Ieri a Bruxelles il clima non era disteso. In mattinata il report trimestrale sui debiti sovrani di Moody’s ha gettato pesanti ombre sulla condizione dei conti pubblici comunitari, specialmente quello del Regno Unito. Tremonti e Barnier hanno parlato di come gestire i mercati non regolamentati (Over-the-counter) su cui vengono trattati i derivati. Barnier ha esposto la sua idea, cioè quella di creare una serie di clearing house (camere di compensazione) grazie a cui tracciare ogni singola transazione. L’obiettivo è quello di evitare sperequazioni basate sul leverage, il rapporto fra l’indebitamento finanziario e il patrimonio di base di una società. Tremonti ha espresso soddisfazione «È andata molto bene, è stata una discussione molto generale in cui non sono stati assolutamente toccati argomenti italiani».
Anche i Credit default swap, i derivati immunizzanti dal fallimento di un titolo sottostante, sono entrati nell’ordine del giorno dell’incontro di ieri. Tremonti si è detto favorevole a una nuova normativa comunitaria. Questo sull’onda delle speculazioni degli ultimi mesi. Il debito sovrano dei paesi più in difficoltà (Grecia, Portogallo, Spagna) è stato oggetto di oscillazioni dei Cds. I mercati scommettono sull’insolvenza degli Stati e così facendo riescono a muovere le aspettative dei risparmiatori più piccoli.
Non sono passati inosservati nemmeno gli hedge fund, i fondi speculativi. Secondo il commissario Barnier occorre «una limitazione alle possibilità d’investimento di queste entità». Va ricordato che però la rilevanza di questi strumenti nei mercati internazionali è di molto inferiore a quelle dei normali istituti di credito, che tramite il proprietary trading realizzano gran parte dei loro utili. Del resto, Tremonti su questo punto è stato chiaro. «Come ho già detto a Cernobbio e a Venezia, i soldi che i governi del mondo hanno dato alla finanza sono poi stati utilizzati per speculare contro quegli stessi governi da chi ha ricevuto gli aiuti, portandoli paradossalmente a finanziare la speculazione», ha detto ieri.
Sul versante atlantico, gli Stati Uniti si preparano a votare la riforma finanziaria. Voluta dal senatore democratico Christopher Dodd, il programma è già stato approvato dalla Camera. Due i punti principali: ridimensionamento delle banche e disciplina dei mercati Otc sui derivati. Lo scopo è quello di evitare la creazione di istituti di credito “Too big to fail”, troppo grandi per fallire. Ma le critiche non mancano. Il giudizio delle agenzie di rating non viene toccato, nonostante le critiche. Questo benché fra le cause della crisi subprime vi sia proprio la troppa benevolenza dei rating. Immutato anche il ruolo della Federal Reserve, la banca centrale statunitense. Ma un anno fa Dodd era stato critico sulle misure a sostegno dei mercati: «È stato un fallimento abissale». A pesare ci sono le potenti lobby di Wall Street. Le stesse che hanno lavorato per evitare che il “Too big to fail” diventi legge. E, secondo indiscrezioni, non è stata ancora definita una data per i cambiamenti dell’attuale assetto patrimoniale delle banche. In pratica, una riforma a metà.

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Informazioni su Fabrizio Goria

Financial reporter @ Linkiesta, book reviewer @ Il Sole 24 Ore, correspondent from Italy @ Turkish radio & television
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