Derivati, la City attacca il Comune di Milano: «Condotta da provinciali»

Da Il Riformista del 20 marzo 2010

Non si attenua lo scandalo derivati al Comune di Milano. Ieri il Financial Times difeso l’operato delle quattro banche coinvolte. Secondo il quotidiano londinese Depfa, Deutsche Bank, JP Morgan e Ubs hanno svolto correttamente il loro lavoro. «Non c’è nulla di poco ortodosso nelle operazioni», dice il FT. Ma la vicenda fa riflettere soprattutto sull’assetto informativo del rapporto fra banca e cliente.
Tutto nasce da un bond emesso nel 2005 dal Comune di Milano. La tipologia era bullet: scadenza fissa, non disdicibilità da parte dell’emittente e nessuna possibilità di rimborso anticipato. Il valore dell’obbligazione è di 1,68 miliardi di euro e la gestione dei flussi di denaro utili alla copertura dell’emissione è stata curata dai quattro istituti di credito in questione. Il meccanismo prevedeva il versamento annuale delle quote da parte di Palazzo Marino. Le banche, alla scadenza dello strumento, avrebbero rimborsato interamente il valore del bond, cifra che sarebbe stata girata dal Comune milanese ai sottoscrittori. Di fatto, le banche potevano contare su un flusso costante di liquidità utile per gli investimenti. E Palazzo Marino poteva contare sugli interessi maturati dal bond. Il tutto con valori di mercato contrapposti a vantaggio della posizione bancaria. Su questo punto è che verte l’indagine del giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Milano, Simone Luerti.
Per le quattro società ci sarebbe stato un guadagno immediato di 56 milioni di euro, a fronte di una serie di oneri a carico di Palazzo Marino. Secondo l’accusa gli introiti oscuri delle banche sarebbero stati di circa 110 milioni di euro. Colpa della contabilizzazione, secondo i vigenti principi internazionali, delle quote annuali pagate dal Comune. Ma ci sarebbero stati anche altri 57 milioni di euro guadagnati tramite un vizio sui rendimenti dell’asset. Proprio questo è il fulcro dell’indagine per truffa aggravata, dato che le banche non avrebbero fornito una corretta visione d’insieme all’ente locale. Al momento dell’emissione, per la procura la transazione swap avrebbe dovuto avere un valore neutro, pari a zero. Ma secondo il principio del mark-to-market, secondo cui la valutazione di un asset deve essere aggiornata ai coefficienti correnti di mercato, questo non è possibile.
Parmalat, Argentina, Lehman Brothers: tre casi in cui le banche sono entrate nell’occhio del ciclone mediatico. In tutti e tre i casi i sottoscrittori delle obbligazioni hanno accusato gli istituti di credito di aver creato un’asimmetria informativa a discapito dei risparmiatori. Ma la vicenda di Milano è differente. Da una parte c’è un Comune che per il Financial Times si sta comportando «come una piccola città di provincia». Dall’altra un pool di banche che agiscono secondo logiche di mercato.
Il ruolo che ricopre Palazzo Marino è difficilmente paragonabile a quello del piccolo investitore. Piuttosto, è molto vicino alla definizione accademica di investitore istituzionale. Le capacità d’informazione in seno al Comune di Milano sono simili a quelle di altri grossi enti pubblici. Per il Financial Times quindi «l’accusa è debole» e non rende giustizia a quello «che si considera la capitale economico-finanziaria d’Italia».
Dal canto loro, gli istituti di credito rinviati a giudizio si difendono non è avvenuta nessuna truffa. Secondo Ubs «le operazioni finanziarie oggetto dell’imputazione sono sempre state linearmente comunicate dalle banche al Comune». L’istituto di credito svizzero ricorda poi che «tali operazioni sono state autonomamente valutate dal Comune, sia sotto il profilo finanziario, sia per l’aspetto legale, dai competenti organi del Comune medesimo e da professionisti esterni (compreso un primario studio legale) e da una commissione nominata dal Comune». Della stessa linea i commenti di Depfa, Deutsche Bank e JP Morgan.
Nel cuore della vicenda milanese sembra esserci un mercato ormai demonizzato, quello dei derivati. In un momento in cui le banche sono prese di mira per il loro ruolo nella crisi scoppiata nel 2007, occorre distinguere i singoli casi. La competenze tecniche di un investitore qualificato come Palazzo Marino sono superiori a quelle del piccolo risparmiatore. Secondo il quotidiano finanziario britannico il giudice non potrà non tenerne conto. Se così fosse, per il Comune di Milano la perdita non sarebbe altro che operativa, quindi collegata ai rischi di mercato.

About Fabrizio Goria

Financial reporter @ Linkiesta, book reviewer @ Il Sole 24 Ore, correspondent from Italy @ Turkish radio & television
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  1. Bellissimo Post, complimenti. Blog inserito tra i preferiti.

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