L’anarchico sabaudo

Da Il Riformista del 10 settembre 2010

Nel 2006 tutto il mondo aveva apprezzato lo sfarzo di Torino come città ospitante dei Giochi olimpici invernali. A quasi cinque anni di distanza, la capoluogo sabaudo è al centro delle polemiche per il suo sottobosco d’illegalità e anarchia. L’ultimo episodio in ordine cronologico è la dura contestazione subita dal segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, durante la festa del Pd. Ma la lista di episodi analoghi è molto più lunga.
«Torino? È diventato un terreno fertile per chi si vuole esprimere con la violenza». Non usa mezzi termini Augusta Montaruli, consigliere regionale del Piemonte per il Pdl. Il nucleo dell’anarchia torinese è racchiuso prevalentemente nel quartiere Vanchiglia, compreso fra Corso Regina Margherita, Corso San Maurizio e Piazza Vittorio. I centri nevralgici della contestazione sono due. Il primo è Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, di Via Sant’Ottavio. Il secondo è poco lontano, cioè il centro sociale Askatasuna, distante meno di 400 metri. Ogni giorno Palazzo Nuovo vive sotto tensione. Da una parte gli studenti dei centri sociali, dall’altra gli studenti che vogliono seguire le lezioni. Un paradosso che avviene sotto gli occhi della dirigenza scolastica che non riesce a evitare gli scontri. Ne sa qualcosa la Montaruli. Nel corso dei suoi studi a Giurisprudenza (cioè Palazzo Nuovo), è stata sfiorata perfino da una bomba carta. «L’Askatasuna è solo uno dei tanti soggetti che utilizzano la violenza per veicolare messaggi, come dimostra l’episodio di Bonanni», spiega al Riformista.
Ma chi sono questi anarchici? E cosa vogliono? L’Askatasuna è lo snodo centrale della subcultura underground torinese, a cui afferiscono tutti gli altri enti minori. Questo collettivo è florido di iniziative collaterali: dai boxeur dell’Antifa Boxe alle cene presso l’Antifa Trattoria del Corso, passando per «l’estate ragazzi autogestita per bambini dai 5 agli 11 anni», appoggiato anche dal Comune. Askatasuna ha anche un’emittente radiofonica, Radio Blackout. A inizio anno, il giro di vite: la Digos torinese ha perquisito oltre 23 abitazioni di presunti anarchici e la sede di Radio Blackout. Il risultato sono stati sette arresti. Ma oltre a quello, poco o nulla. E sono in molti a criticare le posizioni lassiste del sindaco, Sergio Chiamparino. «Askatasuna e numerosi altri centri sociali sono in stabili comunali e se Chiamparino non fa richiesta di sgombero non ci sono soluzioni», spiega la Montaruli.
Sul versante universitario, troviamo il Collettivo universitario autonomo. Residente a Palazzo Nuovo, è noto per le dure campagne contro il precariato nella scuola e per gli scontri avvenuti durante il G8 dell’Università. Ma è celebre anche per le occupazioni dello stesso Palazzo Nuovo e del Rettorato. Fra di loro ci sono anche le persone che hanno contestato Bonanni, come Fabio Benintende, membro storico del Cua, ma con residenza in una dei più suggestivi salotti di Torino, Piazza Peyron. Ma anche come Rubina Affronte, figlia del Pm Sergio Affronte. Paraddossi radical-chic.
I temi della contestazione sono in realtà pochi e variano secondo la tendenza mediatica più in voga. Su tutti c’è la Tav, odiata dai comitati autonomi della Val di Susa, che hanno trovato l’appoggio cittadino dei centri sociali. I torinesi non hanno ancora dimenticato le scene di guerriglia vissute fra il 2006 e il 2009, al culmine degli scontri per il passaggio dei treni ad alta velocità. C’è poi la crisi economica. Feroci sono state le manifestazioni contro il caro-prezzi, avvenute molto spesso senza alcun preavviso delle autorità. Fra questi episodi rientra quello che nel marzo 2009 ha colpito uno dei più celebri ristoranti sabaudi, Il Cambio. Nel locale preferito da Cavour sono state lanciate secchiate di sterco. Unanime lo sdegno istituzionale, poca la reazione contro questi episodi sempre meno sporadici.
Nel complesso, i fenomeni non sono mancati. Si va dall’assalto al Museo Egizio nel giugno 2008 alle minacce a esponenti di Lega Nord e La Destra, passando per irruzione nella sede della Cgil di un anno fa. Ma sono state anche significative la manifestazione contro Giancarlo Caselli durante la Fiera del Libro di quest’anno e quella contro Mercedes Bresso nel marzo scorso.
L’esempio del clima vissuto a Torino da un biennio a questa parte è dato dalla sua movida notturna. Per antonomasia il luogo prescelto per il divertimento sono i Murazzi, gli ex magazzini fluviali sul Po. Una zona che è tornata a essere a rischio dopo le Olimpiadi. L’ultimo episodio grave è di un anno fa. Fra Giancarlo e l’Alcatraz, nomi storici della notte torinese, un buttafuori e un nord-africano hanno lottato a colpi di acido e scimitarre. E sulla piazza antistante, la Polizia municipale quasi non mette piede.
Non c’è solamente anarchia a Torino. Anzi, tutta la nuova zona della Spina 3 è stata strappata al degrado e completamente ricostruita. Rimane però l’anomalia di fondo. Torino poteva godere di rendita grazie alle Olimpiadi invernali, ma non ha saputo dare un continuum temporale. Massimo Gramellini, il giorno prima dell’inaugurazione della kermesse olimpica, dalla sua rubrica della Stampa, aveva invocato le «Olimpiadi invernali permanenti». Nessuno ha raccolto questo appello.

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Informazioni su Fabrizio Goria

Financial reporter @ Linkiesta, book reviewer @ Il Sole 24 Ore, correspondent from Italy @ Turkish radio & television
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