L’offensiva di Letta sulle nuove nomine

Dal Riformista del 14 settembre 2010

«Se ci fosse il campionato del mondo per darsi la zappa sui piedi, l’Italia sarebbe in corsa per il primo premio». Era il titolo ironico di un focus del Financial Times sullo spoil system italiano. Era il 24 giugno scorso e il Ft, riferendosi al processo che regola le nomine dei colossi Eni, Enel e Finmeccanica, spiegava che «le voci che circondano le tre maggiori aziende del Paese rischiano di creare ancora più confusione». Il mandato dei vertici scade in primavera, ma ci sono già voci su chi potrebbe prendere il posto di Paolo Scaroni (Eni), Fulvio Conti (Enel) e Pier Francesco Guarguaglini (Finmeccanica). Eni, Enel e Finmeccanica – per Ft – sono aziende «cresciute sotto la guida attuale. Infatti in circostanze normali tutte e tre avrebbero meritato il rinnovo della nomina. Ma è sorprendente che coloro che ricoprono gli incarichi più elevati dello Stato sembrano non capire che l’instabilità, che circonda queste realtà chiave può solo diminuirne il valore e la condizione della già traballante situazione finanziaria del Paese».
Situazione finanziaria, ma anche politica. Non è un caso che in questo momento di incertezza – in cui le voci sull’ipotesi di nuove elezioni vengono smentite, poi riconfermate, per essere nuovamente smentite – c’è chi sta lavorando sul futuro delle poltrone che contano. Si tratta di Gianni Letta, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che in fatto di nomine ha sempre avuto l’ultima parola, ma che oggi se la deve vedere con un concorrente interno allo stesso governo: il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. E il braccio di ferro Letta-Tremonti è già iniziato.
Tra marzo e maggio non scadono solo i vertici delle tre big pubbliche, ma anche quelli dell’energetica Terna e delle Poste Italiane. Per capire il peso del ministro dell’Economia in questa partita bisogna guardare proprio all’amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo. L’ex direttore generale della Rai ha ottimi rapporti con Tremonti e con la Lega Nord. Il numero uno di Via XX Settembre starebbe pensando di portare Cattaneo ai vertici di Finmeccanica. Una soluzione che non troverebbe, però, l’ok del diplomatico Letta. La cosa certa è che l’attuale posizione di Guarguaglini – che ricopre la carica di Ad e presidente della società aerospaziale – verrebbe scorporata. Guarguaglini rimarrebbe alla guida della società di Piazza Monte Grappa come presidente (a cui andrebbero alcune deleghe), mentre per la carica di amministratore delegato della società si sta pensando a una soluzione tutta interna: il direttore generale Giorgio Zappa, oppure il condirettore generale Alessandro Pansa (il più quotato). Se la soluzione interna non vedesse la luce, si potrebbe optare anche quella meno praticabile e più drastica: Ad e presidente tutti esterni. In questo caso Scaroni, oggi numero uno dell’Eni, sarebbe il più papabile per la poltrona da Ceo, mentre per quella di presidente potrebbe arrivare Franco Bernabè di Telecom (ultimamente in buona con Tremonti), oppure il capo delle Poste Massimo Sarmi. C’è chi dice, però, che Sarmi starebbe spingendo per ottenere dal governo un altro mandato: tre anni in cui l’obiettivo sarebbe quello di portare Poste Italiane alla quotazione in Borsa.
Al posto di Cattaneo in Terna potrebbe arrivare, terminata la campagna elettorale, l’attuale direttore generale della Rai Mauro Masi. Per lui (uomo molto vicino a Letta), si sta pensando anche alla presidenza di Enel in sostituzione del settantaduenne Piero Gnudi, mentre Fulvio Conti – l’Ad della società di Viale Regina Margherita – portato a termine il piano di riduzione del debito, se non venisse confermato per un terzo mandato potrebbe anche arrivare alla guida del Cane a sei zampe al posto di Scaroni. Nello scontro Letta-Tremonti, il capo del Tesoro ha già portato a casa una vittoria: si dice che alla presidenza della Consob – vacante dal primo luglio – arriverà il viceministro all’Economia Giuseppe Vegas, molto stimato da Tremonti. Letta spingeva per Antonio Catricalà (oggi alla guida dell’Antitrust).
Intanto, è ancora senza capo – ormai da 133 giorni – il ministero dello Sviluppo economico. Ieri Berlusconi ha detto che la nomina «è questione di poco tempo, ma non posso dire il nome». Vedremo.

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