I banchieri non sono più i Paperoni d’America

Da Il Riformista del 24 settembre 2010

La crisi ha cambiato Wall Street. A tre anni dal terremoto scatenato dai subprime non sono più i banchieri a capeggiare nella classifica dei Paperoni d’America stilata da Forbes. Sono infatti i gestori di hedge fund i nuovi dei delle remunerazioni di alto livello. Sintomo che qualcosa è cambiato davvero.
Come ogni anno, l’autorevole rivista finanziaria statunitense ha fatto le pulci agli stipendi del Gotha yankee. Al primo posto c’è sempre Bill Gates, fondatore di Microsoft, con un patrimonio di oltre 54 miliardi di dollari. Del resto, era prevedibile che fosse lui il primo della lista, com’è da 17 anni. Al secondo troviamo il finanziere Warren Buffett, creatore di Berkshire Hathaway, con 45 miliardi. E andando avanti nella classifica non ci sono banchieri, ma solo gestori di fondi speculativi, proprio come Buffett. C’è il sempiterno George Soros, il finanziere che nel 1992 costrinse il Regno Unito a fare dietrofront dal Sistema monetario europeo. Ma c’è anche John Paulson, indicato dalle sale trading come uno degli artefici dell’escalation ribassista della crisi greca. E via via si trovano tutti i grandi di questo piccolo, ma remunerativo, universo: da Louis Bacon a Paul Tudor Jones, passando per Julian Robertson e Stanley Druckenmiller. Tutti meglio di Lloyd Blankfein, numero uno della regina delle banche d’affari statunitensi, Goldman Sachs.
Questo significa che il modello tradizionale di banca non paga più? In parte sì. Da sempre i fondi hedge sfuggono ai riflettori dei media e ai controlli delle authority finanziarie. Sono nati per essere altamente rischiosi e in base a questa caratteristica promettono profitti più elevati rispetto ad altri tipi d’investimento. Non solo per i sottoscrittori, ma anche e soprattutto per i gestori.

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Financial reporter @ Linkiesta, book reviewer @ Il Sole 24 Ore, correspondent from Italy @ Turkish radio & television
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