Sterlina sotto assedio: lo spettro del 1992

Da Il Riformista del 4 marzo 2010

La sterlina è sotto attacco, come nel 1992. Questo è il quadro in cui si trova la divisa britannica. Da una parte gli speculatori, dall’altra il Regno Unito. In mezzo i mercati finanziari, che registrano incrementi record delle vendite allo scoperto sulla sterlina. Uno scenario difficile soprattutto per la Banca d’Inghilterra che, al contrario delle altre istituzioni mondiali, si vede costretta a ritardare l’exit strategy. E c’è già chi pensa che l’assedio alla moneta inglese possa incidere negativamente anche sull’euro.
Le fluttuazioni della sterlina fanno spaventare il Regno Unito, che ancora ricorda bene cosa accadde 18 anni fa. Nel 1992 il finanziere George Soros, patron del fondo hedge omonimo, contribuì a far uscire la sterlina dallo Sme, il Sistema monetario europeo. Il 16 settembre di quell’anno Soros decise di vendere short, cioè allo scoperto, oltre 10 miliardi di dollari. La valuta scelta come contropartita fu la sterlina, che come conseguenza si deprezzò a tal punto da obbligare la Banca d’Inghilterra a rinunciare alla presenza nello Sme. La stessa fine della sterlina la fece anche la lira italiana, oggetto degli interessi speculativi dei fondi di Soros, come il Quantum fund. In quello che venne definito dal quotidiano inglese Financial Times «il mercoledì nero della Corona britannica», Soros guadagnò circa 1,1 miliardi di dollari. I media lo definirono «colui che distrusse la Bank of England» e iniziarono una lunga battaglia stampa contro di lui.
Oggi, osservando l’andamento del cross sterlina-dollaro, si possono trovare dei parallelismi col 1992. I grandi hedge fund americani, come Paulson o Moore, stanno portando avanti una tattica analoga a quella di 18 anni fa. Solo la scorsa settimana sono stati venduti short oltre 7,9 miliardi di dollari in sterline, con un aumento delle posizioni aperte superiori al 15 per cento. E le stime della Chicago Mercantile Exchange vedono volumi sul cross in questione in costante aumento, sintomo che agli investitori fa gola l’attuale condizione ribassista. Colpa della poca chiarezza del Governo di Gordon Brown sull’entità della recessione e sulle exit strategy, il ritiro degli stimoli fiscali. Pesa la decisione della Banca d’Inghilterra di allentare ulteriormente i cordoni delle misure di quantitative easing, proprio in una fase congiunturale in cui le altre autorità monetarie stanno profilando azioni opposte.
Attualmente il cambio è intorno a quota 1,50 contro il dollaro, ma le prospettive sono negative. Secondo numerosi analisti è possibile un deterioramento della moneta inglese fino a quota 1,42 contro il biglietto verde. I tempi di attuazione di questa svalutazione non sono chiari. Molto dipende dalle posizioni aperte dai fondi hedge d’oltreoceano, ma non solo. Secondo un consensus di Bloomberg il cross potrebbe anche scendere sotto il livello di vigilanza di 1,40. «Il rally speculativo che si sta verificando potrebbe non essere fermato anche se Londra annunciasse un piano per la crescita economica», spiegano da New York. Troppo elevato il deficit, circa 13 per cento del Pil, e troppo poco incisivo il comportamento di Brown e del governatore della Bank of England, Mervyn King.
Non si deve però incappare nell’errore di demonizzare il mercato finanziario. Quello che incide in misura più grande sulle fluttuazioni della sterlina sono le incertezze del Governo di Londra. Il Cancelliere dello scacchiere, Alistair Darling, ha già invocato lo spettro di Soros. «Siamo le vittime degli attacchi speculativi che mirano solo a destabilizzare l’Eurosistema», ha detto alcuni giorni fa. Tuttavia, rimane ampio il divario delle prospettive di crescita economica britannica rispetto al resto d’Europa. E i mercati giocano su queste differenze. Ancora da prima del 1992.

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Informazioni su Fabrizio Goria

Financial reporter @ Linkiesta, book reviewer @ Il Sole 24 Ore, correspondent from Italy @ Turkish radio & television
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2 risposte a Sterlina sotto assedio: lo spettro del 1992

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  2. Hamlet ha detto:

    se la situazione attuale richiama alla mente il 1992, l’unica cosa da fare è fare tesoro della lezione del 1992. Nel 1992 il Regno Unito tentò di difendere la sterlina vendendo valuta estera (e alzando i tassi di interesse): non servì a molto; se non avessero venduto le riserve in valuta estera, tali riserve avrebbero avuto un valore superiore dopo l’uscita dallo SME, quindi il Regno Unito ci avrebbe perfino guadagnato. Quindi oggi non deve tentare di difendere la sterlina, un eventuale deprezzamente della sterlina farebbe aumentare le esportazione a crescere il turismo, quindi farebbe solo bene all’economia UK.

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