La vera storia del crollo di Lehman Brothers

Da Il Riformista del 14 marzo 2010

Lehman Brothers era la quarta banca americana. Nell’arco di 30 giorni, fra l’agosto e il settembre 2008, è diventata l’emblema dell’avidità di Wall Street. Con un fallimento da oltre 630 miliardi di dollari, la banca guidata da Richard Fuld ha creato la peggiore spirale endemica di svalutazioni dai tempi della Grande Depressione. Si dice che Fuld «non poteva non essere al corrente» dei trucchi contabili che avvenivano nel back office con la connivenza delle società di revisione. Il supervisore dell’indagine, Anton Valukas, spiega che «le macchinazioni erano immense». L’impressione è che tutti sapessero tutto, anche se nessuno osava dire qualcosa. Almeno fino a quando il castello di carte costruito intorno a Lehman non venne fatto crollare.
Per capire cosa successe in quei giorni di fuoco non serve analizzare le oltre 2.000 pagine di indagine conoscitiva della Us Securities and Exchange Commission (Sec), il cane da guardia di Wall Street. Basta leggere un libro. In “Senza fondo, confessioni di un banchiere corrotto” (Rizzoli, 197 pagine, 17 euro) viene spiegato il perverso meccanismo finanziario di Lehman. Dietro al nome di Creso si nascondono la cronista transalpina Claire Germouty e l’ex direttore generale di un colosso del credito francese, volutamente rimasto anonimo. Ma ogni riferimento porta alla conclusione che il top manager era un uomo di Bnp Paribas. L’indicazione ce la fornisce direttamente il protagonista quando, parlando con Konrad Hummler, capo dei banchieri privati elvetici, parla del «congelamento di tre fondi speculativi nell’estate del 2007». Nel libro si spiega come a Parigi si apprese delle criticità di Lehman, delle paranoie di Fuld e dei trucchi contabili che permisero a una delle colonne di Wall Street di beffare tutti.
Lehman Brothers era un colosso. Con quasi 26mila impiegati era una delle firme più famose al mondo. E nel 2007 il magazine americano Fortune la definì «la banca d’affari più ammirata di Wall Street». Di fatto è stata lasciata fallire. Merito (o colpa) di Henry Paulson, ex numero uno di Goldman Sachs e segretario del Tesoro sotto la presidenza di George W. Bush. La notizia delle malversazioni di Fuld era già nell’aria dalla fine del luglio 2008. Paulson avvisò alcuni investitori privilegiati dei fatti. Le famiglie saudite erano al corrente di ogni movimento e sapevano che avrebbero dovuto chiudere ogni posizione aperta nei confronti di Lehman al più presto. Tutta colpa di un oscuramento quasi perverso dei bilanci.
Mascherare le perdite sui derivati era semplice. Il modo più efficace era quello di creare degli Structured investments vehicle (Siv) in cui contenere le operazioni di cartolarizzazione o hedging. Ogni asset presente nel Siv era esentato dal consolidamento. In altre parole, poteva essere occultato legittimamente. Dentro questi calderoni poteva rientrare ogni genere di spazzatura finanziaria. Dai subprime ai crediti inesigibili, tutto poteva essere relegato in un Siv. Il tutto senza dover mettere nulla nella colonna delle passività, almeno fintanto il quadro generale era positivo. In caso di rosso, il rientro nei bilanci ufficiali era obbligatorio. Una cosa simile fu fatta non solo da Lehman Brothers, bensì sistemicamente.
Tuttavia, c’era un metodo più subdolo. Con la collaborazione della società di revisione Ernst & Young, nel weekend precedente il fallimento si organizzò un ultimo tentativo per rimediare alle perdite. Tramite una transazione Repo (Repurchase agreement, cioè un contratto pronto contro termine), una banca può ottenere liquidità a breve termine e mettere fuori bilancio gli asset tossici. In sostanza, quello che serviva a Lehman per ottenere il placet del Tesoro per l’apertura di una linea di credito federale. Ciò non avvenne, come non fu permesso nemmeno di mutare il proprio status da banca d’investimento a banca commerciale, così da raccogliere depositi. Serviva di più.
L’idea venne dal back office della banca e l’operazione prese il nome di Repo 105, poiché il valore della controparte finanziaria ottenuta era pari (o superiore) al 105 per cento degli asset ceduti a breve termine. Così, ogni flusso poteva essere conteggiato come una vendita e non come un finanziamento. I bilanci avrebbero subito un miglioramento sensibile per ogni singola transazione. Prima di fallire, Lehman aprì circa 2.700 Repo. Nessuno poteva immaginare cosa stava accadendo nelle sale trading di Fuld. Paulson invece si.
Il banchiere reietto di “Senza fondo” parla di «patto fra banche» per far fallire Fuld. Secondo Paulson «non c’erano i margini per intervenire». In realtà, in una riunione avvenuta il 14 settembre 2008, il giorno prima del fallimento, qualcosa si sarebbe potuto fare. Paulson convocò il presidente della Fed di New York Timothy Geithner, il numero uno di Bank of America Kenneth Lewis, il capo della Sec Christopher Cox e i vertici dei principali istituti di credito statunitensi. L’obiettivo era uno: verificare la disponibilità degli operatori a salvare Lehman. Servivano 100 miliardi di dollari. Nessuno mosse un dito e il meeting si concluse con una decisione unanime. «Lehman non può essere salvata, dovrà essere sottoposta alla disciplina del Chapter 11 (l’amministrazione controllata, ndr.)», disse Paulson.
All’apertura dei mercati di lunedì 15 settembre 2008, Lehman era già fallita. Colpa, spiega Creso nel suo libro, della feroce guerra fra banchieri Wasp (White anglo-saxon protestant) e banchieri ebrei. Dei primi, Merrill Lynch (salvata poi da Bank of America) e JP Morgan erano le principali. Dei secondi, Goldman Sachs, Lazard e proprio Lehman Brothers. Si dice che il duro di Wall Street, Dick Fuld, nelle notti fra il 7 e il 14 settembre 2008 chiamò ogni banca per chiedere un accordo di fusione (o acquisizione). Nessuno rispose positivamente. Infine chiamò Paulson. «Mio caro, dobbiamo mettere le cose in chiaro – disse l’ex di Goldman Sachs -. La tua banca non può più andare avanti, deve fallire». Per Lehman era finita.
Ciò che successe dopo, è cosa nota. Ogni società con posizioni aperte su Lehman optò per la limitazione dei danni. Iniziò la sequela di vendite allo scoperto e il titolo crollò fino a un valore inferiore ai 25 centesimi. La prima fu Goldman Sachs. Ma il colpo finale era già stato scagliato. Nel pomeriggio del 13 settembre 2008 i vertici di JP Morgan chiamarono Lehman. «Abbiamo deciso di congelare ogni singolo dollaro da voi detenuto presso di noi». 17 miliardi di dollari erano diventati per Lehman inutilizzabili. «La vendetta Wasp ha avuto il suo epilogo», direbbe Creso. Forse, non è stato altro che il più classico esempio di asimmetria informativa. Immaginare le malversazioni di Lehman era possibile. Più facile era accettare per buona la sua bancarotta, pensando così di favorire il sistema. I mercati hanno smentito Paulson. Ma per Lehman Brothers era troppo tardi.

Informazioni su Fabrizio Goria

Financial reporter @ Linkiesta, book reviewer @ Il Sole 24 Ore, correspondent from Italy @ Turkish radio & television
Questa voce è stata pubblicata in Borse & Mercati, Economia, Finanza, Macro e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a La vera storia del crollo di Lehman Brothers

  1. Hamlet ha detto:

    il rapporto di 2200 pagine non è stato deciso dalla SEC: la US bankruptcy court (per il distretto sud di NY) ha detto allo US trustee di dare il via a un’indagine

  2. FG ha detto:

    L’ordinanza principale è della Sec e risale a tre giorni dopo il fallimento di Lehman, in realtà.

  3. Pingback: La vera storia del crollo di Lehman Brothers

  4. Pingback: LA TEMPESTA PERFETTA QUATTRO ANNI DOPO! | L'Informazione di INFORMARMY

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...